LA CORPORAZIONE DEI MEDICI ITALIANI

I medici calabresi non sono né meno bravi né più bravi dei medici di altre regioni. Sono semplicemente, a partire dalla Valle D’Aosta e sino alla Sicilia, una corporazione a sé stante, i cui membri, in gran parte, sono lì, nella sanità pubblica, non certo per meritocrazia, ma perché figli ed adepti della partitocrazia e della vecchia e clientelare politica, nonché della complicità sindacale con il sistema partitocratico tutto. Corporazione staccata da tutto e da tutti rispetto al personale non medico. I medici italiani sono solo più furbi e più compatti degli infermieri e di tutto il personale tecnico e paramedico sui quali ricade tutta la vera assistenza della sanità italiana.

Nella sanità, servizio essenziale per la popolazione e garantito dalla Carta Costituzionale, non dovrebbe esistere nessuna lotta di categorie e corporazioni varie. Dal punto di vista contrattuale e non solo, dovrebbe esserci una lotta unita di tutto il personale medico, paramedico, tecnico e di tutte le professioni sanitarie, ovviamente con le dovute differenze professionali, contrattuali ed economiche.

In tanti reparti e unità complesse degli ospedali di tutta Italia, in particolare nei turni di mattina, si vedono in giro dieci medici e solo due infermieri, più un oss e un inserviente. Non solo, tutto il personale non medico è come se fosse figlio di un Dio minore. È come se fosse al servizio dei medici e non al servizio degli utenti.

Se la categoria non medica si lamenta sotto tanti punti di vista, magari per la cronica carenza di personale, i medici rispondono che non sono capaci di lottare con la dovuta capacità e compattezza come fanno loro. Sarà pur vero. Ma la vera differenza nelle lotte contrattuali la fa il sindacato: debole e incapace con il personale infermieristico, tecnico e paramedico, e forte con il personale medico.

Il personale non medico è indispensabile tanto quanto lo è il personale medico. Ma in Italia è noto che in tutti i settori e in tutte le categorie, oltre alle differenze di livelli e profili professionali, vi è personale di seria A, di serie B, di serie C ecc, ecc.

Questa è anche la sanità italiana!

TRATTAMENTI ECONOMICI DIVERSI SI, MA CON PARI DIGNITÀ!

PGS

Calabria – SANITÀ: basta con gli sprechi!

Mentre la sanità calabrese è allo sfascio totale, mentre la gente è costretta ad andare altrove per curarsi, mentre gli operatori sanitari di ogni ordine e grado vengono penalizzati nelle loro buste paga per ragioni di bilancio, mentre tutto il personale sanitario calabrese è enormemente carente, la dirigenza tutta viene premiata anche senza raggiungere l’equilibrio economico della spesa sanitaria.

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È notizia recente che già cinque direttori generali di Azienda ospedaliera e sanitaria sono stati premiati (complessivamente circa 50mila euro da distribuire tra direttore generale, direttore sanitario ed amministrativo aziendale) dal Dipartimento Tutela della salute.

Il medesimo dipartimento disconosce o finge di disconoscere una legge della stessa Regione Calabria: la legge regionale n. 11/2004, art.14, comma 5, secondo capoverso, che recita testualmente “In ogni caso il mancato raggiungimento dell’equilibrio economico determina automaticamente la decadenza dell’incarico (del direttore generale)”.

I bilanci consuntivi dell’anno 2016 non sono reperibili o perché i direttori generali non li hanno ancora deliberati (nonostante la legge fissi come termine ultimo 180 giorni dalla chiusura dell’anno solare di riferimento, quindi lo scorso 30 giugno) o perché sono occultati in qualche cassetto del Dipartimento. Quindi, la Giunta Regionale non solo non ha decretato, come previsto dalla legge, la decadenza automatica dei direttori generali, ma li ha addirittura premiati.

Fonte: corrieredellacalabria.it

Meetup M5S SGF

SIAMO D’ACCORDO!

POLITICA – Lapo Elkann: “Renzi non è Macron, è un micron…”
Pubblicato il: 30/11/2017 20:48

“Avevo riposto molto speranze in Renzi, poi quando – sottolinea Elkann- è salito al governo, sono cadute tutte. Si piace troppo e questo è pericoloso sia per lui che per noi. E’ molto provinciale, non è un Macron, è un ‘micron’. Serve meno personalismo, meno egocentrismo e meno voler parlare di tutto e di niente”.

“Tra Berlusconi e Di Maio? Berlusconi come imprenditore ha fatto grandi cose, poi al governo ha deluso. Di Maio è molto bravo a parlare, ora dobbiamo vedere se è bravo a quagliare”, sottolinea Elkann.

Così Lapo Elkann, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.

Fonte adnkronos

LAVORO

Grazie al Jobs Act e al governo Renzi i laureati lasciano l’Italia.

Sono sempre più in aumento i laureati che lasciano l’Italia: nel 2016 sono stati oltre 25 mila in più (+9% sul 2015). Lo rileva l’ Istat. Tra chi emigra resta tuttavia più alto il numero di quelli con un titolo medio-basso (56 mila).

Le principali mete di destinazione per gli emigrati italiani sono Regno Unito (21,6%), Germania (16,5%), Svizzera (9,9%) e Francia (9,5%).

GRANDE BOMBA!

San Giovanni in Fiore – POLITICA: incontri sinistri.

Ancora c’è qualcuno, qui a San Giovanni in Fiore, che rimpiange le vecchie sezioni dei vecchi partiti politici.

Quando qualche amico mi portava con sé nella sezione di un partito, dopo cinque, o al massimo dieci minuti, me ne scappavo. Mi guardavo intorno e percepivo, nei volti dei presenti, la furbizia di qualche piccolo capo bastone che parlava e l’ingenuità dei tanti partecipanti uditori.

Si parlava nelle sezioni, si discuteva, vi era un confronto, ma era tutta una finta, perché alla fine doveva prevalere la decisione del capo bastone locale, referente del grande capo bastone. Non solo, se in quell’uditorio di miopi, privo di spirito critico, emergeva un qualcuno un po’ più avveduto insidiando il capo bastone, esso veniva allontanato dalla sezione con ogni sorta di pretesto. Sì, si parlava nelle sezioni, solo che poi parla parla, per decenni, la nostra politica locale è arrivata dove è arrivata.

Oggi basterebbe entrare, sempre politicamente parlando, in un club, in un circolo o in una cosiddetta casa del partito, una specie di salotto nostrano esclusivo per soli amici, per rendersi conto che qui a San Giovanni in Fiore non si farà mai la Rivoluzione. Né un progetto. Né mai nulla di serio. Basterebbe assistere a un incontro tra i cosiddetti partiti locali e vedervi le solite facce di “grandi e prestigiosi” uomini politici locali, intrecciati con i soliti sodali, adepti, beneficiari e arraffoni di tutte le risme, per capire com’è conciata la politica qui a San Giovanni in Fiore.

Ci sono in questi incontri sinistri, una complicità, una mancanza di tensione morale e ideale, così vere, così evidenti, così sincere che non sarebbe proprio possibile farsi illusioni. In questi incontri, parole come sanità, ospedale, lavoro, progetti, criticità, cultura, piani strutturali, dissesti finanziari, servizi verso il popolo perdono ogni senso e quando vengono pronunciate, perché, da anni, vergognosamente in ogni periodo elettorale vengono dette, acquistano un significato grottesco e di scherno.

Oh, intendiamoci, tutto è in regola: appartengono tutti alla vecchia partitocrazia in questi incontri, e sono tutti liberi e democratici. Ma proprio qui sta il punto. Chi è questa gente realmente?

È quell’eterno “generone”, non quello romano, ma quello sangiovannese, quello che si è avidamente sempre abbuffato, e che eternamente, con qualche nuova faccia, si riproduce. Nulla è cambiato!

Questi incontri sinistri sono semplicemente inutili. Ma tutti hanno un’aria beata: l’importante è partecipare.

E quando alla fine stanno per lasciarsi, senti, con un certo senso di spontanea avversione, che si dicono l’un l’altro: “Allora, compà, ci vediamo al prossimo incontro!”

E non si riesce a capire se si rendono conto d’essere stati dei fantasmi o se invece non vedono l’ora di ritrovarsi in qualche altro club, e così all’infinito, per mettere in atto la stessa inutilità.

PGS