PER CAPIRE IL MONDO

In primo piano

Due bellissimi pezzi del grande Massimo Fini.

Puigdemont, fino in fondo come Catilina?

La fuga di Puigdemont ad Anversa per chiedere asilo politico sembra la cosa più intelligente, non è la più giusta. Sembra la più intelligente perché ad Anversa, città caposaldo dell’indipendentismo fiammingo, Puigdemont potrebbe presumibilmente costituire un governo in esilio, come fece De Gaulle dopo l’invasione tedesca nella Seconda guerra mondiale, rifugiandosi a Londra. Ma non è la più giusta perché restando in Spagna e facendosi incarcerare avrebbe dimostrato il carattere dittatoriale del regime spagnolo mettendo ben in chiaro chi, in terra iberica, è democratico e chi non lo è fra realisti e indipendentisti. Ci sono momenti nella vita di un uomo, politico o non, in cui ha il dovere di dimostrare d’esser tale, sia a se stesso sia a coloro che lo hanno seguito, pagando anche prezzi personali altissimi (come si sa Puigdemont e molti dei suoi collaboratori sono accusati di reati gravissimi –principalmente di sedizione- che prevedono fino a trent’anni di carcere). Lucio Sergio Catilina va fino in fondo alla sua storia, pur sapendo che al quel fondo lo aspetta solo la morte, ed è per questo che rimane nella Storia come un esempio indelebile della rivolta contro il Potere. Erano altri tempi, molto diversi dai nostri dove assai raramente un capo politico si assume fino in fondo la responsabilità delle sue azioni e delle sue decisioni. In Italia si potrebbe fare un elenco infinito, che va dalla vergognosa fuga degli Stati Maggiori dopo la rotta di Caporetto quando i fanti –contadini- si rifiutarono di continuare a farsi ammazzare in nome degli interessi della borghesia e della tattica omicida/suicida dell’‘attacco frontale’ del generale Cadorna, al Re e Badoglio che il 9 settembre del 1943 lasciano, ben provvisti di ogni masserizia, Roma allo scoperto in balia dell’esercito tedesco, a Benito Mussolini che, dopo tanta retorica sulla ‘bella morte’, che indusse tanti giovani fascisti a immolarsi per la Repubblica di Salò, fugge travestito da soldato tedesco, ai ‘cattivi maestri’ contemporanei come Tony Negri, altro emblema dell’eterno “armiamoci e partite”, ad Aldo Moro che dal carcere delle Brigate Rosse scrive le lettere che scrive facendo strame di tutte quelle Istituzioni a cui aveva chiesto agli italiani di credere, fino a Bettino Craxi che, per non scontare le proprie responsabilità, se la fila in Tunisia.

Ma torniamo alla questione catalana. Non è una questione di diritto anche se da questo punto di vista gli indipendentisti avrebbero delle buone carte in mano richiamandosi al Trattato di Helsinki del 1975, firmato da 35 Paesi, fra cui la Spagna, che stabilisce il principio dell’”autodeterminazione” dei popoli. Non è una questione di diritto perché tutte le norme costituzionali e tutte le decisioni delle varie Corti e dei vari magistrati non hanno alcun senso quando è in atto una secessione. Quando gli americani nel 1776 dichiararono la propria indipendenza non rispettarono, ma violarono, ovviamente, la Costituzione della Gran Bretagna. Ogni secessione riuscita è un ribaltamento dell’ordine costituzionale preesistente.

La repressione del governo di Mariano Rajoy, con l’appoggio dell’Europa, è ottusa, soprattutto se vista da parte degli europei. Gli indipendentisti catalani vogliono separarsi dalla Spagna non dall’Europa. E questa, nell’attuale situazione storica, è l’unica possibilità per un indipendentismo europeo. E’ chiaro infatti che nessun indipendentismo nel Vecchio Continente può affermarsi senza l’appoggio degli altri Stati europei. Verrebbe strangolato economicamente (è questo il modo vigliacco in cui oggi si combattono le guerre, vedi Maduro e il Venezuela) come aveva già cominciato a fare il governo di Madrid. D’altro canto l’indipendentismo, letto in questa chiave, non costituisce alcun pericolo per l’Europa, anzi in un certo senso la rafforza portandovi all’interno, almeno in alcuni casi, come quello catalano, movimenti più convintamente europeisti.

Questa è la situazione allo stato attuale delle cose. A più lunga, e per ora utopica, gittata l’indipendentismo va verso quella ricostituzione delle ‘piccole patrie’ (che era l’ipotesi della prima Lega di Bossi e Miglio) e quindi di comunità in cui possano riaffermarsi quei valori, prepolitici, preideologici, prereligiosi, di solidarietà, di dignità, di onestà di cui oggi sentiamo urgentemente il bisogno, ma che il processo di globalizzazione ha distrutto (e l’Italia ‘sovranista’ che tanto piace, in contraddizione con se stesso, a Matteo Salvini è una sorta di ‘punta di lancia’ di questa distruzione dei valori primari che, temo, infetterà l’intera Europa continentale).

Ma più in profondità ancora l’indipendentismo, attraverso altri fenomeni che non vi sembrano collegati e che invece lo sono, fino all’”America first” di Donald Trump, è una rivolta sotterranea e carsica contro l’ordine mondiale che si è costituito all’indomani del 1945. Quindi “hasta la vista, hasta siempre” Catalogna.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 2 novembre 2017

********************

Noi, le rane infelici del consumismo.

In un bel articolo sul Corriere (26/10) Paolo Di Stefano cerca di definire quel sfuggevolissimo stato d’animo, più sfuggente anche dell’amore, che chiamiamo felicità. E lo fa attraverso le definizioni che ne hanno dato importantissimi personaggi: da Einstein a Montale, da Aristotele a Seneca, da Tolstoj a Winston Churchill. Ma nessuno ci azzecca. Naturalmente, a cospetto di tali cervelli, non posso certo esser io a farcela quando nella mia opera teatrale Cyrano, se vi pare… dico: “Esiste, in rari momenti della vita di un uomo, un rapido lampo, un attimo fuggente e sempre rimpianto, che chiamiamo felicità”. Chi ci arriva più vicino è quel genio di Oscar Wilde, che oltre a essere un grande scrittore era anche un filosofo non preso sul serio in questa veste perché lui stesso, per il gusto della battuta a cui era disposto a sacrificar tutto, era il primo a non prendersi sul serio (“Nella mia vita ho messo la mia arte, nella mia opera ho messo solo il mio talento”. E’ vero il contrario). Nel suo modo paradossale Wilde definisce la felicità attraverso il suo contrario l’infelicità: “Felicità non è avere tutto ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha”.
Purtroppo la società moderna ha preso, intellettualmente e concretamente, la direzione opposta. Gli americani nella loro Dichiarazione di indipendenza del 1776 sanciscono “il diritto alla ricerca della Felicità”, che però l’edonismo straccione contemporaneo ha trasformato in un diritto alla felicità che è cosa ben diversa. Perché, come tale, non solo è un diritto impossibile ma si rovescia nel suo opposto. Pensare che l’uomo abbia un diritto alla felicità significa renderlo ipso facto, e per ciò stesso, infelice. La sapienza antica era invece consapevole che la vita è innanzitutto fatica e dolore, per cui tutto ciò che viene in più è un frutto insperato.
L’uomo occidentale, che ha creato un modello di sviluppo imperniato sull’inseguimento spasmodico del bene, anzi del meglio, invece che sulla ricerca dell’armonia in ciò che già c’è, come dice indirettamente Wilde, si è costruito, con le sue stesse mani, il meccanismo perfetto e infallibile dell’infelicità. Perché ciò che si ha è un bene circoscritto, invece ciò che non si ha e si desidera non ha limiti. Ma è proprio su questo meccanismo psicologico che si sostiene tutta l’economia dell’Occidente e ormai anche di buona parte dell’Oriente. Rovesciando venti secoli di pensiero occidentale e orientale (“è bene accontentarsi di ciò che si ha”) Ludwig von Mises, uno dei più estremi ma anche coerenti teorici dell’industrialcapitalismo, afferma: “Non è una virtù accontentarsi di ciò che già si ha”. E così prosegue parlando della situazione dei suoi tempi (Mises scrive La mentalità anticapitalistica negli anni 50 del Novecento): il vagabondo invidia l’operaio, l’operaio invidia il capo officina, il capo officina invidia il dirigente, il dirigente invidia il padrone che guadagna un milione di dollari, costui quello che ne guadagna tre. E così via. Mises quindi ammette, come cosa positiva, che l’intero meccanismo economico e sociale è basato sull’invidia che non è certamente un sentimento che ti fa star bene. Però centra perfettamente il core dell’industrialcapitalismo. Oggi la stragrande maggioranza di noi vive di questo sentimento e su questo sentimento si regge tutta la filiera economica. Se noi smettessimo di invidiare il vicino più ricco tutto il castello dell’attuale modello economico franerebbe miseramente su se stesso. Ma c’è un ulteriore paradosso, che era stato già avvertito da Adam Smith che pure è, insieme a David Ricardo, uno dei padri e dei teorici del libero mercato, che oggi è arrivato al suo culmine: noi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre, cioè per perpetuare il meccanismo. Siamo i lavandini, i water attraverso cui deve passare il più rapidamente possibile ciò che altrettanto rapidamente dobbiamo produrre. Non siamo noi, poveri o ricchi che si sia, a governare la macchina ma è la macchina a governar noi. L’uomo, nella modernità, è stato degradato a consumatore. Ci sono Associazioni di consumatori che non si vergognano di definirsi tali, hanno accettato, con un realismo che provoca un brivido di orrore, la degradazione. Non siamo nemmeno consumatori coscienti e volontari, ma ranocchie che, opportunamente stimolate, devono saltare anche quando vorrebbero star ferme, per non inceppare l’onnipotente meccanismo che ci sovrasta. Se questo è un uomo…

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 31 ottobre 2017

E lui sarebbe l’alternativa alla rovina di questo Paese…

DI Massimo Fini

Se B. torna premier, capiremo chi siamo davvero noi italiani.

Io coltivo un sogno per nulla irrealizzabile: che Silvio Berlusconi ridiventi presidente del Consiglio. Perché l’affermazione del “delinquente naturale” come capo del nostro Paese chiarirebbe, una volta per tutte, a noi stessi e forse anche all’Europa (forse, perché l’Italia sta infettando anche gli altri Stati del Vecchio Continente) che cosa siamo diventati noi italiani, oggi, che cos’è la nostra cosiddetta democrazia, oggi.
Perché Berlusconi rappresenta al meglio il peggio degli italiani. Lasciamo pur perdere che costui è stato condannato in via definitiva per un grave reato, la frode fiscale, che ad altri cittadini costerebbe conseguenze pesantissime e che invece Berlusconi ha scontato in modo ridicolo, irridente, insultante per chi in galera ci è andato sul serio. Lasciamo pur perdere le nove prescrizioni di cui questo soggetto ha goduto per reati ancora più gravi, che in due casi anche la Cassazione aveva accertato, come la corruzione di magistrati e di testimoni. Lasciamo pur perdere che ha tuttora dei processi in corso.
Ma concentriamoci su alcuni aspetti che non hanno a che fare strettamente col giuridico: la menzogna, la volgarità, la disumanità mascherata da calda umanità. Costui ha truffato, in combutta con Previti, una minorenne, Anna Maria Casati Stampa, orfana di padre e di madre morti in circostanze drammatiche, approfittando della sua età e del suo smarrimento. Fatti lontani dirà qualcuno, ma che dicono di che pasta sia fatto l’uomo fin dall’inizio della sua formidabile carriera imprenditoriale e politica. E infatti questa spietatezza, priva di ogni scrupolo, si è puntualmente ripetuta di recente quando Berlusconi, premier, con abili maneggi, è riuscito a mandare una minorenne psicolabile, contro la volontà dell’unico soggetto legittimato a decidere sul caso, il pm dei minori Annamaria Fiorillo, là dove non doveva proprio andare: fra le braccia di una prostituta ufficiale.
La volgarità. Qualcuno ricorderà, forse, quello schioccar di dita in televisione con cui intendeva dire, umiliandoci tutti, che in quel solo attimo lui guadagnava quanto nessun lavoratore onesto avrebbe mai guadagnato in mille vite. Oppure le corna fatte alle spalle del ministro degli Esteri spagnolo in un importante consesso internazionale o il goffo e goliardico tentativo di avvicinare le teste di Putin e di Bush in un altro importante convegno internazionale o anche l’epiteto di nazista appioppato al deputato socialdemocratico tedesco Martin Schulz che ci rese ridicoli davanti al mondo intero o ancora la “culona inchiavabile” rifilato ad Angela Merkel. E fermiamoci qui per carità di Patria, ammesso che il nome di Patria possa avere ancora un senso in questo Paese. Questa volgarità non è precipua di Berlusconi, noi italiani siamo Berlusconi. La volgarità la vediamo dilagare nelle nostre strade, nella nostra cultura, nella nostra televisione, nel nostro giornalismo.
La menzogna. Infinite sono le promesse non mantenute da Berlusconi nel quasi quarto di secolo in cui è stato, di volta in volta, premier o capo dell’opposizione. Ma in questo non si differenzia da moltissimi altri politici italiani. Sfido chiunque ad affermare che l’Italia è migliorata di un ette, economicamente, dal 1994, anno in cui Berlusconi divenne per la prima volta premier, al 2008 (dopo il 2008 intervengono variabili internazionali a cui nessuno avrebbe potuto porre rimedio, ci provò il disprezzatissimo Mario Monti, che politico non era, cui fu affidato il lavoro sporco).
L’Italia calcistica, se batterà la Svezia, andrà ai Mondiali e potrebbe anche vincerli. Ma l’Italia nel suo complesso un campionato mondiale lo ha già vinto con ampio margine: quello della distruzione etica di un Paese e di una comunità. Proponiamo che questa specialità sia introdotta, insieme alle gare con le slot machine, nel programma delle prossime Olimpiadi di Tokyo.

Massimo Fini
Il Fatto Quotidiano, 11 novembre 2018

San Giovanni in Fiore – ACQUA PUBBLICA

Incontro utile sul piano dell’informazione sulla gestione dell’acqua pubblica della Regione Calabria e dei comuni calabresi, con il portavoce del MoVimento 5 Stelle Paolo Parentela, che riprende una battaglia già iniziata, qui a San Giovanni in Fiore, da parte del Meetup M5S SGF due anni fa.

https://www.facebook.com/373636286018139/photos/

Meetup M5S SGF

SGF – SCUOLA

Di Maria Gabriella Militerno

EDUSCOPIO 2017: ECCO IL VALORE DELL’IIS DI SAN GIOVANNI IN FIORE

Eduscopio è il portale della Fondazione Agnelli, dedicato alla qualità di tutti gli Istituti di istruzione secondaria di secondo grado italiani. Una sorta di atlante, dunque, che fornisce, attraverso una consultazione del tutto gratuita, alle famiglie, che devono iscrivere i propri figli alla scuola superiore, i nomi delle scuole migliori ricadenti nel luogo in cui sono residenti o, se residenti in paesi che non possiedono istituti di istruzione superiore, i nomi di quelle ricadenti nell’arco di 30 km.

E noi, con il confronto di seguito riportato, vogliamo dimostrare quanto gli indirizzi dell’IIS di San Giovanni in Fiore, pur essendo questo un istituto di periferia, non abbiano nulla da invidiare agli stessi indirizzi presenti nelle province più vicine a San Giovanni in Fiore, vale a dire Cosenza e Crotone.

Anzi, prendendo come riferimento l’indice FGA (un indicatore sintetico che combina medie e percentuali di crediti acquisiti dando loro lo stesso peso (50/50)), viene dimostrato, grazie ai suoi alti livelli, come fonte di grande soddisfazione, per tutti noi operatori a vario titolo, siano i dati riguardanti gli indirizzi Scientifico, Classico e Delle Scienze Umane dell’IIS di San Giovanni in Fiore, che, per adesso, ha solo un neo, la mancanza di un’intitolazione che auspichiamo possa venire quanto prima.

Pertanto, cari genitori e giovani, che dovrete scegliere una scuola che dovrà prepararvi per il vostro futuro, affidatevi alla competenza delle professionalità presenti negli indirizzi di cui sopra e non ve ne pentirete!

https://eduscopio.it/percorso-docenti-scelta-scuola-superio…

INDIRIZZO SCIENTIFICO IIS SAN GIOVANNI IN FIORE Indice FGA: 59.27/100 Forchetta: [ 53.58- 65.35 ]
INDIRIZZO SCIENTIFICO VALENTINI CASTROLIBERO Indice FGA: 51.44/100 Forchetta: [ 44.28- 59.22 ]
INDIRIZZO SCIENTIFICO ENRICO FERMI COSENZA Indice FGA: 55.68/100 Forchetta: [ 52.49- 59.15 ]
INDIRIZZO SCIENTIFICO SCORZA COSENZA Indice FGA: 54.65/100 Forchetta: [ 51.03- 58.60 ]
INDIRIZZO SCIENTIFICO FILOLAO CROTONE Indice FGA: 53.92/100 Forchetta: [ 50.44- 57.72 ]
INDIRIZZO SCIENTIFICO PITAGORA RENDE Indice FGA: 53.21/100 Forchetta: [ 49.39- 57.55 ]
INDIRIZZO CLASSICO IIS SAN GIOVANNI IN FIORE Indice FGA: 56.74/100 Forchetta: [ 46.60- 67.37 ]
INDIRIZZO CLASSICO GIOACCHINO DA FIORE RENDE Indice FGA: 61.24/100 Forchetta: [ 57.77- 64.99 ]
INDIRIZZO CLASSICO BERNARDINO TELESIO COSENZA Indice FGA: 57.81/100 Forchetta: [ 54.12- 61.87 ]
INDIRIZZO CLASSICO LUCREZIA DELLA VALLE COSENZA Indice FGA: 33.36/100 Forchetta: [ 16.79- 53.34 ]
INDIRIZZO CLASSICO DIODATO BORRELLI S. SEVERINA (KR) Indice FGA: 43.83/100 Forchetta: [ 37.53- 50.60 ]
INDIRIZZO CLASSICO PITAGORA CROTONE Indice FGA: 55.53/100 Forchetta: [ 51.45- 59.86 ]
IND. SCIENZE UMANE (EX SOCIO-PSICO-PED) IIS SAN GIOVANNI IN FIORE Indice FGA: 50.21/100 Forchetta: [ 41.79- 59.20 ]
IND. SCIENZE UMANE (EX SOCIO-PSICO-PED) LUCREZIA DELLA VALLE COSENZA Indice FGA: 39.65/100 Forchetta: [ 34.10- 45.92 ]
IND. SCIENZE UMANE (EX SOCIO-PSICO-PED) MARIA TERESA DE VINCENTI RENDE Indice FGA: 30.14/100 Forchetta: [ 18.70- 45.06 ]
IND. SCIENZE UMANE (EX SOCIO-PSICO-PED) GIAN VINCENZO GRAVINA CROTONE Indice FGA: 48.32/100 Forchetta: [ 43.64- 53.47 ]

SANITÀ CALABRIA – CATENE.

A proposito! Prima una piccola parentesi: (Quali sono i risultati di quei due consigli comunali, di cui uno in Regione, circa la sanità e l’ospedale sangiovannesi? Quanti progetti si sono messi in cantiere circa i settori dei lavori pubblici, cultura, spettacolo, ambiente (a parte la differenziata, il paese è abbastanza sporchino), acqua pubblica, decoro urbano e risanamento del dissesto finanziario? Dove sono tutti quei milioni che saltuariamente annuncia il GAL? Cosa state facendo? Cosa state combinando? Vabbè, abbiamo capito! Si spera, tuttavia, in una qualche comunicazione positiva da parte dell’Amministrazione Comunale sangiovannese.)

Ancora un ultima parentesi: (Caro Presidente del Consiglio Comunale sangiovannese, inutile gonfiarsi e cercare di prendersi i meriti per essere stato istituito, qui, nella nostra città, un ufficio del Giudice di Pace. Le ricordo che questi non sono regalie di chicchessia, né tantomeno dei partiti e della loro politica, ma diritti dei cittadini tutti, come lo sono tanti altri servizi, qui inesistenti e negati a tutta la comunità!)

Ma ritorniamo al titolo del post circa l’annuncio dell’incatenamento del nostro Governatore calabrese.

Se devo essere sincero l’incazzatura del Presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, da un lato, mi ha preso e mi ha commosso e, da un altro, mi ha sorpreso e meravigliato per la sua rabbia inattesa e fuori dall’ordinario.

Può darsi che dentro di lui sia avvenuta una sorta di conversione? Che ci creda davvero? Che alla sua età politica non abbia più nulla da perdere? Tutto è possibile!

Immaginiamo un incatenamento del Governatore calabrese davanti a Palazzo Chigi, sarebbe comunque un gesto eclatante. E poi immaginate se insieme a lui si incatenassero anche Magorno, segretario del PD calabrese, e poi tutti i sindaci calabresi del PD, incluso il nostro sindaco sangiovannese Giuseppe Belcastro, il gesto sarebbe ancora più eclatante. E immaginate ancora il Ministro dell’Interno Marco Minniti, Ministro calabrese dell’attuale Governo, incatenato davanti a Palazzo Chigi, il Palazzo del Governo Italiano, del suo Governo, del Governo del PD, sarebbe ancora più forte il gesto. E poi magari arrivare anche ad incatenarsi tutti a Bruxelles. Perché no? Caspita che gesti forti!

Tutto ciò succederà?

Il sistema contro il sistema. Mai successo!

Credibile? Vediamo un po’!

Il nostro Presidente s’è incazzato, ogni tanto cerca di cambiare pelle, ma resta quello di sempre, un uomo del sistema partitocratico.

Grande il nostro Presidente, è perfino commovente, alle volte. Come con questa sua protesta di incatenamento annunciata e lanciata in occasione dell’inaugurazione della riapertura dell’Ospedale di Praia a Mare, la quale è arrivata grazie a un provvedimento giudiziario e non politico. Che cosa sia questa nuova protesta, questo annuncio di incatenarsi davanti a Palazzo Chigi, davanti al suo Governo, sinceramente non mi è ben chiaro. Una cosa, a mio parere, è certa: il fatto che il nostro Governatore vorrebbe passare direttamente dall’attuale inesistenza politico-amministrativa (l’80% del bilancio regionale è rappresentato dalla spesa sanitaria) nientemeno che alla “gestione della sanità”, scavalcando a piè pari governo e opposizioni.

È anche il caso di sottolineare, però, come il nostro Presidente, insieme a tutto la sua maggioranza, il suo entourage e partito politico, siano stati sin qui silenziosi, ma solo perché, in quanto sommersi nel grasso del sistema. Il nostro Presidente non poteva aprire troppo la bocca senza il rischio di soffocare.

Se una protesta per la sanità calabrese dovesse essere fatta, “con una moralità politica nuova, con gente credibile e non compromessa con il sistema, sempre politicamente parlando”, i primi che dovrebbero starne alla larga sono proprio tutti coloro che appartengono alla solita partitocrazia, ai soliti partiti che hanno portato la sanità pubblica al punto in cui si trova oggi.

Il Governatore della Calabria nato e cresciuto nell’attuale sistema politico-partitocratico e ben incistato nelle stanze del potere costituito, come lo è un topo nel formaggio, in veste di contestatore di tale sistema, può essere credibile? Aspettiamo l’incatenamento!

Che si presenti ora come una persona adirata e irritata, avversario del sistema, è semplicemente una cosa simpatica! Ma è comprensibile. Da persona scaltra, ha capito che il sistema che tanto gli ha dato, è finito, e c’è poco da spremergli. E allora da politico navigato qual è, cerca di mutare la situazione di opposizione sociale calabrese che si è venuta a creare dopo tanti anni di politica miope, in una forza a suo favore, o a favore della sua nuova corrente politica, cosicché nulla nella sostanza cambi, a cominciare dalle posizioni partitiche e politiche acquisite negli anni.

Nessun altro tipo potrebbe rappresentare meglio del nostro Governatore il politico illuminato dei nostri giorni: scontento, insoddisfatto, adirato, irritato, incazzato annuncia ad alta voce che le cose debbono cambiare, ma è il primo a spaventarsi del più piccolo cenno di cambiamento.

È perché teme un cambiamento reale, e, il Signore non voglia, di esserne, irrimediabilmente, tagliato fuori, tentando ora l’inserimento con un annuncio di un fantomatico incatenamento davanti al Palazzo del suo Governo. Ma questo, pare che anche lui lo abbia già capito, è un tentativo maldestro e intempestivo. Qualcun altro lo ha preceduto. C’è un Movimento nuovo in giro “con una moralità e un progetto politico nuovi, con gente credibile e non compromessa con il sistema partitocratico”.

Se poi questo Movimento abbia capacità di governare è tutto da verificare. Ma è esso che ha il diritto di tentare, se lo capiranno e vorranno i cittadini, di governare questo Paese, e non certamente la partitocrazia con i suoi uomini, adepti e sodali, che si sono, da decenni, venduti al sistema partitocratico a discapito dei diritti della comunità sangiovannese, calabrese e italiana.

PGS

VOTO NELLA REGIONE SICILIA

Il MoVimento 5 Stelle cresce. Il MoVimento 5 Stelle è l’unica vera grande forza politica del Paese. Questo è l’importante! E questo fa pensare che si potrà andare a governare il Paese Italia per un cambiamento concreto delle condizioni del suo popolo.

Questo i cittadini italiani lo hanno già percepito. Bisogna solo convincere e ridare, a tanti astensionisti, la fiducia persa per colpa delle politiche miopi, fallimentari e becere di tutta la vecchia partitocrazia.

Non ci si può ringalluzzire per un mucchio di voti in più ottenuti da un’accozzaglia di impresentabili, e addirittura auspicare il ritorno, nella politica italiana, di un delinquente naturale. Ciò non potrebbe essere né il massimo della politica né il futuro di questo Paese.

L’Italia ha bisogno di tutt’altro che di un ritorno al passato con le stesse maschere e le stesse logiche politiche.

Ha fatto bene il Leader del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio a declinare l’invito per un confronto con un ormai declassato, sconfitto, sbugiardato e disarcionato leader del PD.

Non è certo il MoVimento 5 Stelle a dover rivalutare i morti che camminano.

Il voto in Sicilia ha fatto capire che il MoVimento 5 Stelle è pronto per vincere le prossime elezioni politiche e governare l’Italia!

A riveder le stelle!

Meetup M5S SGF

POLITICA – AVVISO AI NAVIGANTI

Avviso a tutti i naviganti-elettori italiani.

A partire da oggi e fino alle prossime elezioni politiche che si terranno nella prossima primavera, la maggior parte dei mass media di regime, Radio, TV, giornalisti, quotidiani, riviste, Talk Show, trasmissioni televisive, nonché istituzioni pubbliche varie con a capo uomini nominati dalla partitocrazia, comunicheranno e annunceranno tutta una serie di notizie e fatti positivi.

In questo periodo, politici, partiti e sindacati faranno finta, magari annunciando azioni eclatanti, di difendere i diritti dei cittadini.

Sempre in questo periodo non dimenticare di stare attenti e a non farsi ingannare dai nuovi ed insignificanti partiti, partitini, movimenti e liste varie che nasceranno come funghi. Serviranno solo a disperdere voti o tutto al più a conquistare qualche poltroncina.

Nel contempo, questi media di regime, vuoi per un errore, o per una parola fuori luogo, o per uno svarione ecc., commessi o pronunciati dal Movimento 5 Stelle, non perderanno occasione per montare dei casi ad hoc, con lo scopo di screditarlo e di attaccarlo violentemente.

Nei prossimi mesi l’Italia sarà un Paese che crescerà economicamente; l’occupazione aumenterà; si bandiranno tanti concorsi pubblici-civetta; si rinnoverà qualche contratto del pubblico impiego con un’elemosina che andrà dai 5 ai 10 euro; i partiti politici e loro uomini diranno che si taglieranno finanziamenti, vitalizi, prebende e benefici vari; il PIL aumenterà; i risparmiatori saranno tutelati al massimo; i servizi tutti, sanità, scuola, giustizia, trasporti, porti e aeroporti, saranno efficientissimi e funzioneranno perfettamente; la povertà diminuirà; le pensioni aumenteranno mentre il dibattito sull’età pensionabile sarà anch’esso all’insegna della diminuzione; l’agricoltura andrà a gonfie vele; le piccole e medie imprese saranno aiutate al massimo; arriveranno miliardi e milioni di euro per investimenti nelle regioni, nei comuni e nei territori.

TUTTE BALLE! BALLE E SOLO BALLE!

Non dimenticate che è già partita la solita campagna elettorale colma di promesse e di bugie allo scopo di carpire il voto dei cittadini e delle famiglie!

Dopo le elezioni ci sarà solo il diluvio universale. Diluvio universale sostenuto anche da quest’Europa, dalla sua Banca Centrale BCE, dal Fiscal Compact, dai cappi al collo che, ormai, ci hanno infilato da anni e che ci stanno soffocando sotto tutti gli aspetti e in tutti i settori, da quest’Europa della finanza e dell’euro, dell’austerità continua solo nei confronti del popolo e non da un’Europa dei diritti e del benessere dei cittadini!

La vera e unica possibilità di iniziare una nuova fase, e ripetiamo INIZIARE, per far migliorare questa nostra Italia, per garantire alle nuove generazioni, figli e nipoti, una vita migliore, da CITTADINI e non da SUDDITI, è quella di mandare al governo del Paese il Movimento 5 Stelle, con un largo, anzi larghissimo consenso! Magari iniziando, da domenica prossima, dalla nostra bellissima isola siciliana!

Un Movimento nuovo, con un programma nuovo e preciso votato dai cittadini, con le idee chiare, con un progetto politico nuovo, per un’Italia nuova!

Cari naviganti-elettori italiani, siete avvisati!

Stiamo tutti attenti e riflettiamo!

Meetup M5S SGF

 

Dimissioni dal PD di PIETRO GRASSO.

Certo che se un uomo come Pietro Grasso, con la sua storia, Presidente del Senato della Repubblica Italiana, seconda carica dello Stato, rassegna le dimissioni dal gruppo PD, dopo poche ore dall’approvazione della legge elettorale Rosatellum, significa che, avendo dovuto assistere alle porcate più porcate che mai, alle cose più nauseanti e ripugnanti della storia politica italiana, gli si è rivoltato lo stomaco a furia di trattenere, con forza, tutti i conati di vomito che, durante le votazioni di tale legge elettorale, di volta in volta gli salivano in gola.

La Battaglia di Caporetto.

24 ottobre 1917 – Un secolo fa la Battaglia di Caporetto.

La battaglia di Caporetto, o dodicesima battaglia dell’Isonzo (in tedesco Schlacht von Karfreit, o zwölfte Isonzoschlacht), venne combattuta durante la prima guerra mondiale tra il Regio Esercito italiano e le forze austro-ungariche e tedesche.

Lo scontro, che cominciò alle ore 2:00 del 24 ottobre 1917, rappresenta la più grave disfatta nella storia dell’esercito italiano, tanto che, non solo nella lingua italiana, ancora oggi il termine Caporetto viene utilizzato come sinonimo di sconfitta disastrosa.

Con la crisi della Russia dovuta alla rivoluzione, Austria-Ungheria e Germania poterono trasferire consistenti truppe dal fronte orientale a quelli occidentale e italiano. Forti di questi rinforzi, gli austro-ungarici, con l’apporto di reparti d’élite tedeschi, sfondarono le linee tenute dalle truppe italiane che, impreparate a una guerra difensiva e duramente provate dalle precedenti undici battaglie dell’Isonzo, non ressero all’urto e dovettero ritirarsi fino al fiume Piave.

La sconfitta portò alla sostituzione del generale Luigi Cadorna (che cercò di nascondere i suoi gravi errori tattici imputando le responsabilità alla presunta viltà di alcuni reparti) con Armando Diaz.

Le unità italiane si riorganizzarono abbastanza velocemente e fermarono le truppe austro-ungariche e tedesche nella successiva prima battaglia del Piave riuscendo a difendere a oltranza la nuova linea difensiva su cui aveva fatto ripiegare Cadorna.