Calabria – Il FALLIMENTO della partitocrazia e di Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

Emergenza incendi, Legambiente non ha dubbi: “La Regione ha fallito”.

Da Iacchite.com

«Gli incendi che stanno devastando il patrimonio naturalistico e forestale della Calabria sono la prova del fallimento di quanti dovevano prevenire e ridurre i rischi di innesco di incendi boschivi in un territorio già messo a dura prova dalla siccità e dalle alte temperature di questa estate torrida».

Lo scrive in una nota Legambiente Calabria, sottolineando «la mancata prevenzione e i ritardi colpevoli» e sollecita «più interventi da terra per domare le fiamme, la sospensione dell’attività venatoria e il divieto di accendere fuochi soprattutto a Ferragosto».

«È mancata – si legge nella nota – l’organizzazione, assieme alla consapevolezza, di dover tutelare il territorio forestale e boscato della regione, in gran parte di grande interesse naturale e culturale inserito nelle aree protette e nei siti della rete natura 2000, attraverso strumenti e risorse straordinarie per affrontare un’estate che sarebbe stata difficile.
Nonostante fossero a tutti note, già prima del 15 giugno, data d’inizio delle attività per l’Antincendio boschivo, le difficoltà che avrebbe comportato il passaggio delle competenze dall’ex Corpo forestale dello Stato ai Vigili del fuoco, la stagione Aib è stata affrontata con la solita approssimazione, sciatteria e ritardi tipici di una Regione che applica in ritardo il Piano Aib, subisce le emergenze su tutte le materie ambientali e crede di risolverle con i commissariamenti che rispondono al solo uomo al comando.

Ci costituiremo in giudizio contro i responsabili dei roghi, ma chiediamo alla magistratura di verificare se tutte le istituzioni hanno agito in maniera adeguata e nel rispetto delle leggi in materia di prevenzione e gestione degli incendi boschivi».

Per Legambiente «in Calabria le più banali attività di prevenzione e di difesa attiva dagli incendi boschivi sono state ignorate, a partire dalla comunicazione pubblica sul nuovo numero unico da chiamare in caso di incendio, per non parlare del catasto delle aree percorse dal fuoco non realizzato dalla gran parte dei comuni e senza il quale i divieti previsti dalla legge 353/2000 non vengono applicati. Insomma degli incendi nella nostra Regione si continuerà a parlare solo per la disorganizzazione, per le indagini della magistratura su Calabria Verde e per il cattivo utilizzo che si fa degli operai forestali regionali».

Sanità San Giovanni in Fiore – Pronto Soccorso: aria fritta!

È stato mandato un medico al posto di un altro medico che è andato in ferie. 

Non vediamo alcun miglioramento nei servizi né alcun aumento di organico. 

Fino a quando rimarranno i problemi strutturali, dell’offerta dei servizi (Lea), del potenziamento del nosocomio, della carenza di organico, non si potrà dire di avere una sanità normale qui a San Giovanni in Fiore.

I facili entusiasmi, le ispezioni e le relazioni lasciano il tempo che trovano.

Ci sarà bisogno di una politica sanitaria nuova con al centro i bisogni dei cittadini e non la contabilità aziendale.

E per poterla realizzare, in questo PAESE, ci sarà bisogno di una nuova classe politica e dirigente. Punto!

Il resto sono solo palliativi!

Meetup M5S SGF

San Giovanni in Fiore – Sanità: basta demagogia sui diritti dei cittadini!

Cari politicanti vecchi e nuovi di San Giovanni in Fiore, e soprattutto voi che in passato avete avuto le mani in pasta nella sanità pubblica sangiovannese, magari come assessori, portandola ai livelli in cui si trova oggi, ossia ai livelli minimi di assistenza rasoterra, finitela di raccontare fandonie e bufale sulla sanità e sull’Ospedale sangiovannesi!

Smettetela di gridare ai successi, alla vostra politica del fare e di attribuirvi meriti che non avete per la erogazione di qualche servizio sanitario, e non solo, in più, prima distrutto, fatto sparire, e poi magari minimamente ripristinato dopo le calende greche. Come anche tanti altri servizi sanitari annunciati, pagati profumatamente con soldi dei contribuenti sangiovannesi e poi mai erogati.

È noto a tutti che l’Ospedale di San Giovanni in Fiore non garantisce alcunché, non certo per il lavoro certosino e l’impegno quotidiano del personale tutto, ma per le vostre alchimie partitiche-elettoralistiche a comando. Ospedale ridotto ai minimi termini grazie alla vostra politica fallimentare, miope, nonché alle consorterie varie della vostra partitocrazia, dei vostri capibastone e dei vostri sodali.

Vi rammentiamo che i diritti dei cittadini non sono un vostro regalo, una vostra concessione, una vostra conquista, ma diritti, in particolare quelli sulla salute e sui servizi sanitari, sanciti dalla Costituzione Italiana. Diritti che voi politicanti non avete mai garantito, ma che avete sempre leso a discapito di tutta la comunità sangiovannese per curare il vostro “Particulare!

Smettetela di strumentalizzare la sanità e i diritti dei cittadini!

Cercate, piuttosto, di fare qualcosa di serio e responsabile, visto il vostro fallimento politico-amministrativo più che tentennale!

Basta demagogia e strumentalizzazioni sui sacri diritti della popolazione sangiovannese!

Siamo seri!

Meetup M5S SGF

Approvato il DECRETO SUD.

Da Meetup M5S SGF

Il decreto sud è legge. Arrivano sempre milioni di denaro pubblico per i giovani, per l’agricoltura e per lo sviluppo del Mezzogiorno. Poi non si sa mai che fine facciano. Andranno forse agli amici degli amici come al solito, a discapito dello sviluppo?

Vedremo!

Intanto il generale declino di ogni investimento nel Mezzogiorno è sempre più drammatico.

E la disoccupazione giovanile ha il suo record europeo in Calabria (58,7%) , mentre tanti altri giovani scappano via.

Altro che misura per giovani meridionali, denominata “Resto al sud”!

Questa è la realtà!

Da leggere tutto il seguente articolo! Ne vale la pena!

La vera e onesta informazione fa capire tante cose.

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/litalia-sta-tagliando-sulla-cultura-e-il-sud-lo-dice-palazzo-chigi/

Calabria – Borghi fantasma e abbandonati.

Grazie ai partiti e alla loro miope politica più che trentennale, tante famiglie e tanti giovani, ancora oggi, continuano a scappare da questa nostra terra per andare a sbarcare il lunario da qualche altra parte.

Oggi molti politicanti pentiti, imperversando la fiera dei sensi di colpa, con la solita demagogia che gli appartiene, cercano di rilanciare idee per ripopolare i tanti borghi del Sud Italia abbandonati e diventati borghi fantasma.

Propaganda partitica allo stato puro in previsione di candidature ed elezioni politiche.

Impossibile far ritornare famiglie e popolazioni che da tantissimi anni ormai si sono stabilite fuori dai propri borghi originali.

Tuttavia una soluzione potrebbe esserci: si tolgano i politicanti stessi dai piedi, ripopolino i borghi e imparino finalmente a lavorare, dato che per la gran parte di questi vecchi papaveri e adepti della partitocrazia si tratterebbe di un’esperienza del tutto nuova.

Non sono altro che tantissime buone braccia tolte all’agricoltura!

Pietro Giovanni Spadafora

San Giovanni in Fiore – Municipio nuovo, politica vecchia.

A partire da domani e fino a mercoledì prossimo, gli uffici comunali saranno chiusi al pubblico per impegni nelle operazioni di trasloco presso la sede, ristrutturata, lucidata, e messa a nuovo, di Piazza Matteotti.

Tutto ciò fa intuire che a breve ci sarà l’inaugurazione con una cerimonia alla quale saranno presenti i vari rappresentanti delle istituzioni locali, provinciali e regionali.

Va subito detto che i lavori che hanno riguardato la ristrutturazione del Municipio sangiovannese dovevano terminare cinque anni fa, ma si sa che in Italia non si rispettano mai le regole né le scadenze. Chissà perché! Tuttavia è meglio tardi che mai!

Certamente ci sarà il tentativo di far diventare il nuovo, ristrutturato Palazzo Comunale, il simbolo dell’”orgoglio della piccola casta politica locale”, della “rigenerazione di una comunità”, del “riscatto del popolo sangiovannese”, della “politica del fare e non del parlare”. Tentativo che, ahimè, più che arduo mi sembra impossibile.

Con l’inaugurazione del nuovo Palazzo Comunale verranno fuori, al contrario, una serie di riflessioni in ognuno di noi cittadini sangiovannesi. Verranno al pettine i tanti errori nostri e della vecchia politica, ma anche tutte le debolezze del nostro carattere sangiovannese, l’incapacità di sentirsi, tante volte, popolo, il cinismo, l’opportunismo, la furbizia, la cialtroneria, le leggerezze, la poca onestà intellettuale, la mancanza di trasparenza, di coraggio e fermezza, e spesso, cosa brutta, la tanta ipocrisia diffusa.

È chiaro che il Palazzo Comunale, in senso fisico, come struttura, è una cosa. Le istituzioni pubbliche che esso rappresenta sono un’altra cosa.

È anche chiaro che le istituzioni, nate per tutelare i cittadini sotto ogni aspetto del convivere civile, spesso e volentieri vengono calpestate e irrise proprio dalla politica, da quella vecchia e miope politica, ma, soprattutto, da quella partitocrazia con comportamenti e atteggiamenti fino al limite dell’eversione.

Le pubbliche istituzioni sono state completamente esautorate dai partiti. L’istituzione comunale, in quanto tale, non esiste più. Esistono solo le segreterie dei partiti, con i loro diritti di veto, con le loro manovre sottobanco e, ormai, spudoratamente, anche sopra il banco. Oggi una segreteria di partito  vale molto di più del Palazzo Comunale.

Spesso e volentieri il bene comune, la tutela del cittadino e, non di meno, la dignità delle persone, devono morire, perché così decidono le oscure alchimie che regolano i rapporti di forza tra la partitocrazia, fra i partiti e, all’interno di questi, fra le loro consorterie.

Saranno sempre gli stessi partiti con i loro uomini e adepti, a cantare, come un disco rotto, la stessa ipocrita canzone dello sviluppo, del benessere, dell’occupazione, del welfare, della diminuzione delle tasse, della buona sanità, della buona scuola, degli ottimi servizi e della buona politica del fare.

Saranno sempre loro, i partiti, ad occupare abusivamente le istituzioni e quasi ogni angolo della vita civile, facendo diventare i cittadini sudditi, costringendoli, il più delle volte, a vivere ai margini, nella povertà.

Avremo un Palazzo Comunale nuovo, bello, dignitoso, ma non dimentichiamoci che continueremo ad avere anche la partitocrazia, cancro invisibile della società italiana a tutti i livelli, la quale, se si vuole restituire anche a questa comunità, la comunità sangiovannese, un minimo di decenza democratica e civile, va mandata a casa appena possibile. Altrimenti, a noi cittadini, non resta altro che piangere lacrime di frustrazione, di rabbia e d’impotenza.

Pietro Giovanni Spadafora

Ah, il denaro!

Cosa resterà della letteratura?

Di Paolo Di Stefano – Fonte “ Corriere della Sera/Opinioni”

In un recente libro di Silvio Perrella, Insperati incontri (editore Gaffi), si può leggere, tra le tante belle interviste, una conversazione con un grande filologo e critico come D’Arco Silvio Avalle. Era il 1987 e Avalle parlava del degrado culturale, della scomparsa dei maestri, della debolezza della critica militante, della mancanza di «profondità morale»: «La letteratura — diceva — non è solo belle lettere, è anche impatto con la vita reale, sofferenza, impegno». Sorprendente sentire da una voce autorevole di trent’anni fa quel che si sente dire oggi dell’oggi. La scorsa settimana, Fahrenheit di Radio3 ha proposto una serie di interventi, condotti da Loredana Lipperini e centrati su una domanda: cosa resterà? Che cosa resterà dei tanti libri degli ultimi decenni che sono ingiustamente naufragati nel nulla o quasi? Paolo Mauri ha detto più o meno quel che diceva Avalle: per varie ragioni la critica, che selezionava i valori, è venuta a mancare e dunque il vero «gesto critico» è, nel bene e nel male, delegato agli editori. Aggiungeva, Mauri, un’osservazione sacrosanta: ai grandi editori interessano soprattutto le novità e i bestseller finché durano. Il resto è pressoché un fastidio. È per questo che a rilanciare alcuni libri dimenticati devono pensarci i piccoli: TerraRossa, Hacca, Corrimano, Laurana (in forma digitale) e altri. Il Saggiatore, che proprio piccolo non è, ha recuperato diversi capolavori del secondo Novecento (Stella variabile di Sereni è tra i più recenti). Interlinea ha mandato in libreria Uno di New York, romanzo di Enrico Emanuelli datato 1959 e recensito da Montale, ma oggi chi si ricorda di Emanuelli? Quell’anno lo Strega fu vinto (postumo) da Tomasi di Lampedusa contro (udite, udite!) Fenoglio, Testori, Pasolini, Ottieri, Frassineti: erano anni in cui i colossi non imponevano ancora la loro legge militare insindacabile. Gli anni prima fu vinto da Bassani, Morante, Buzzati. Dove sarebbero finiti questi bei nomi in un mercato, come quello attuale, in cui gli spazi in vetrina nelle librerie di catena si vendono un tot al metro a chi offre di più? E in un mondo culturale in cui è tanto facile ascoltare lo scrittore a ogni angolo di piazza quanto superfluo leggerlo. Ciò che rimane della letteratura? Rimane che la letteratura come valore morale, civile, artistico conta sempre meno; conta ciò che la «letteratura» può fruttare di visibilità e di fatturato.

CALABRIA: la politica?

Solo annunci, promesse, proclami, presentazione di piani e programmi, tagli di nastri, inaugurazioni fasulle, incontri, convegni, conferenze, mangiate, abbuffate, ritrovi con amici nei parchi naturali, Cupone, Camigliatello, Lorica, Sila e mare;

i corrotti pontificano e addirittura, loro, criticano la mala politica;

arrivo di qualche milione di euro e poi la logica spartitoria tra amici ed amici;

la magistratura fa il suo lavoro, ma dicono che sia impotente.

Alla fine non succede mai nulla. Niente!

E i cittadini calabresi?

Ancora continuano a dormire sonni tranquilli.